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Nascere in casa: il valore di un’esperienza di vita intima e profonda

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Oggi si sta diffondendo sempre più “l’abitudine” di partorire in casa, che molte donne vedono con favore, per diversi motivi. 
Quali sono in realtà i rischi che si corrono con il parto a domicilio? Quali i possibili vantaggi? É una scelta da incoraggiare, da osteggiare o semplicemente da lasciare alle preferenze della donna? Ci sono criteri precisi per stabilire quando è sicuro o quando è troppo pericoloso? In fondo, dato che l’ospedalizzazione per il parto è limitata a pochissimi giorni e che dà buone garanzie di sicurezza rispetto a un evento che resta comunque imprevedibile, perché rischiare?
Nel 1985 l’Organizzazione Mondiale della Sanità affermava: “è importante ricordare che non è mai stato scientificamente provato che l’ospedale è un luogo più sicuro di una casa per dare alla luce un bambino, se la donna ha avuto una gravidanza senza complicazioni. Gli studi sul parto a domicilio nei paesi sviluppati hanno mostrato tassi di morbilità e mortalità per madre e figlio pari o inferiori alle statistiche dei parti ospedalieri per le gravidanze senza complicazioni. Questi studi hanno rivelato interventi in numero sensibilmente inferiore nei parti a domicilio rispetto a quelli ospedalieri. (...) Ci sono casi particolari per cui donne hanno bisogno dell’assistenza specializzata dell’ospedale. Molte donne potrebbero avere i loro bambini a casa altrettanto bene, se non meglio”.

“… Il parto è un momento importante, sicuramente quello che si ricorda con maggiore emozione, ma nel nostro cammino di coppia e di neogenitori i nove mesi di gravidanza sono stati importanti. Avevamo la necessità di riflettere su questo avvenimento inedito, di confrontarci con chi potesse darci degli stimoli utili a crescere, a vivere da protagonisti il “tempo gravidanza” (Manuela)

Nell’immaginario comune la definizione “parto” viene associata all’Ospedale con i suoi “attrezzi”, i suoi “macchinari”, il “personale medico altamente specializzato”; è un evento considerato pericoloso con imprevisti sempre in agguato. Ma il parto, nel vissuto della donna, non è solo questo, né lo è mai stato, anche quando le condizioni igieniche e di salute delle persone lo rendevano un evento potenzialmente pericoloso o almeno più pericoloso di quello che può esserlo oggi. Il parto è - al di là dell’evento fisico - un momento di passaggio, uno dei pochi “riti” di passaggio oggi rimasti nella vita di una donna destinato a cambiarla per sempre: è un percorso esperienziale.

Perché scegliere il parto in casa. Partorire in ospedale è diventato negli anni sinonimo di parto privo di rischi in cui ogni possibile complicazione viene tempestivamente risolta, in ambiente sterile, pulito. Ma oggi ci si inizia a porre dei dubbi sulla legittimità dell’interventismo che caratterizza il parto in ospedale e in particolare sull’effettiva utilità e sulla nocività di sofisticati congegni e processi tecnologici di controllo del parto e del dolore (come per es. il continuo monitoraggio, l’induzione del parto, l’analgesia peridurale). Nel momento in cui la donna delega il parto al medico e alla istituzione ospedaliera, rinuncia al proprio ruolo di protagonista dell’evento e diventa l’ingranaggio passivo di un meccanismo che anch’essa, con la sua paura, ha contribuito a creare. Il parto ha in sé una grande componente di paura: partorire significa andare verso modifiche fisiche eclatanti, cambiando anche il proprio ruolo sociale. Ed è un’esperienza individuale profonda, che coinvolge il fisico e la psiche. 
“…Ero sempre stata incuriosita dal parto a casa, ma ogni volta che per caso si sfiorava l’argomento, da racconti di amiche e conoscenti i pareri erano contrastanti; tanti pericoli sembravano in agguato e soprattutto non si poteva mai essere sicuri di niente…” (Francesca)

Scegliere di partorire a casa non è facile: la coppia deve affrontare la disapprovazione sociale, sostenuta dall’opinione comune che solo all’interno dell’ospedale il parto può essere sicuro. Il parto in casa, nella maggioranza dei casi, è visto come qualcosa di folle e pericoloso; un’opzione automaticamente esclusa, sia dai medici sia dagli stessi familiari o amici. In realtà queste coppie individuano nella propria casa il luogo in cui la trasformazione può avvenire, perché la casa è il luogo dell’intimità e degli affetti. 
“…Il nostro primo figlio è nato in ospedale due anni e mezzo fa. La nostra convinzione che gravidanza e parto siano eventi naturali che non richiedono cure mediche ed ospedalizzazione, se non in casi particolari, e il desiderio di avere subito vicini il bambino, ci avevano spinti a cercare un ospedale dove veniva praticato il parto naturale ed il rooming-in, non sentendoci abbastanza sicuri per affrontare il parto a casa. Ma l’esperienza non è stata decisamente buona,(…),sotto il profilo psicologico. E’ seguito un senso di frustrazione, umiliazione e rabbia tale che prima di cominciare un’altra gravidanza abbiamo verificato la possibilità di un parto a casa…” (Letizia)

Fra i motivi che possono spingere la donna di oggi a partorire in casa vi é il desiderio di ritrovare ritmi propri nel travaglio e nel parto e di vivere quindi pienamente le potenzialità del proprio corpo, senza che nessuno intervenga a regolare, controllare, migliorare…
“Non so quante volte sono stata esplorata nelle mie parti più intime da perfetti sconosciuti! Non avevo un mio ginecologo privato, poi del consultorio era terribile, all’ospedale era impossibile incontrare due volte la stessa persona... Cominciavo a preoccuparmi, quando ho letto in un giornale per mamme che esisteva la possibilità di partorire a casa. A casa, ecco il mio posto ideale. Non ci avevo pensato prima perché tutti danno per scontato che si partorisce in ospedale o in clinica privata” (Silvia)

Le motivazioni che più frequentemente manifestano le donne che chiedono di essere assistite a domicilio sono riconducibili ad evitare interventi non necessari, a poter stare in un ambiente familiare che permette un maggior rilassamento e favorisce un’assistenza personalizzata, ma anche l’avere un bambino piccolo o aver già precedentemente partorito a casa influisce nella scelta.
“… Senza che quasi mi rendessi conto è nata Aurora e dopo i primi momenti di gioia nel vedere che era sana e senza segni di traumi, il mio primo pensiero è andato a Viola (la mia prima figlia) che dormiva nella stanza accanto e che al risveglio mi avrebbe trovata li.
Si, anche questo è stato un ulteriore motivo per scegliere il parto a casa: niente separazioni e tutti insieme ad accogliere Aurora dal suo primo istante di vita”
(Stefania)

Quali vantaggi per la madre e il bambino. Numerosi studi, dimostrano che il parto in casa, debitamente selezionato e monitorato, ha molti vantaggi per la donna e il bambino. Tutto si svolge tra le mura domestiche, permettendo una tranquillità e una serenità che certamente non vengono offerte dall’ospedale. La donna può scegliere le posizioni da assumere durante il travaglio e il parto, decidere se e quando bere e mangiare, avere vicino le persone più care come il partner, le amiche o eventuali altri figli. Non si devono subire i ritmi e gli orari delle strutture ospedaliere; partorire a casa permette di soddisfare appieno le proprie esigenze e i propri bisogni: la pace e la familiarità della propria casa, la vicinanza rassicurante delle persone che ama, hanno un effetto rilassante sulla partoriente. 
“Il dolore era forte (non me lo ricordavo!), ma mi sentivo tranquilla e sicura a casa mia... sapevo che l’unica cosa di cui avevo bisogno era di rilassarmi e concentrarmi su me stessa e la mia bambina. Quando sono arrivate le ostetriche avevo già trovato da sola la posizione migliore per me. Hanno subito accertato che tutto procedeva bene, il travaglio era ben avviato e l’unico consiglio era di assecondare quello che sentivo…” (Stefania)

La conoscenza e la padronanza dell’ambiente in cui avverrà il parto sono di fondamentale importanza per il benessere fisico, psichico ed emozionale della coppia. La futura mamma può muoversi liberamente per la casa, durante la fase del travaglio, non dovrà condividere la stanza con altre donne e non sarà quindi distratta da un’altra partoriente. Ha così il vantaggio di poter scegliere quali e quante persone saranno presenti alla nascita per accogliere il bambino in un’atmosfera di calore e di pace. Coloro che assistono al parto sono ospiti nella casa della coppia per accompagnare la nascita; saranno i genitori stessi a preparare la stanza con tutto ciò che potrà servire durante il parto. 
“Sono trascorsi due anni da quel giorno e ogni volta che ci penso mi rendo conto di aver avuto una grande fortuna a poter scegliere di partorire a casa nel modo più naturale. … Ero io l’unica protagonista del mio parto… nessuna imposizione o regola da subire come in ospedale ma “solo” l’aiuto, l’appoggio, la comprensione delle mie ostetriche” (Stefania)

La donna che partorisce in casa è la vera protagonista. A casa non esistono regole fisse: ogni donna partorisce a modo proprio, con la completa libertà di vivere questo evento seguendo le indicazioni del proprio corpo. I tempi del travaglio non sono scanditi da altri e dunque si ha tutto il tempo per lasciare che il processo della nascita segua il suo ritmo naturale. Non è costretta a subire tutti i controlli e gli interventi di routine che caratterizzano i parti in ospedale e per i quali non viene fornita nessuna spiegazione né prima né dopo averli eseguiti. In casa la donna sa di dover contare su se stessa e sull’appoggio emozionale di coloro che l’assistono. Nella propria casa è libera di vivere il tempo a sua dimensione, nessuno la spingerà ad adeguarsi a turni e procedure che non la riguardano. Dopo un parto in casa la donna non deve sottoporsi a orari e programmi non stabiliti da lei e dal suo bambino. Nessuno la sveglierà alle sei del mattino per provarle la temperatura né si vedrà offrire senza sosta né spiegazioni pillole per alleviare il dolore, per dormire, per far venire o mandar via il latte. Può riposare, mangiare, alzarsi e allattare quando lo desidera. La possibilità di rimanere nel proprio letto durante il parto rappresenta un grosso vantaggio per la partoriente. A casa nessuno le chiederà di passare da un letto ad un altro o da una stanza all’altra nel momento in cui la testa del bambino sta per uscire, quando cioè la donna ha ben poca voglia di muoversi.

Il ruolo del padre. Il padre ha la possibilità di partecipare liberamente alla nascita del figlio. La sua presenza è l’espressione di una precisa volontà. A casa egli può liberamente rimanere con la propria moglie e il figlio senza dover rispettare orari di visita: é parte integrante dell’intera esperienza e non si sentirà inopportuno. Egli conosce la sua compagna meglio di chiunque altro e pertanto è in grado di aiutarla durante il travaglio, più di come spesso in ospedale non riesce a fare, dove la sua parte è quella dello “spettatore”. Partecipare rende attivi, obiettivi e consapevoli di ciò che accade; osservare rende passivi, influenzabili e spesso si prova paura, soprattutto quando nessuno ti spiega ciò che accade. 
“… di un lavoro si è trattato, di un lavoro di gruppo, duro, faticoso, entusiasmante, che mi ha dato emozioni fortissime. E voi ben sapete che se non c’è sintonia nel gruppo, i risultati sono deludenti. Io invece ho di quella esperienza il ricordo di un’energia positiva che in quelle ore c’era a casa.
Della forza e del coraggio che sentivo dentro di me. Non ho mai avuto paura, … non sono in grado di spiegarlo, ma ho sempre avuto la sensazione che stavate facendo bene il vostro lavoro”
(Massimo)

Nessuna separazione. Il neonato viene accolto tra le braccia del padre e della madre che ne aspettano amorevolmente la nascita: viene massaggiato, accarezzato e sorretto in modo rassicurante. Viene dolcemente e concretamente introdotto alla vita. 
“L’abbiamo sdraiata sulla mia pancia e coperta bene e ci siamo riposate insieme al papà per forse mezz’ora, un’ora, non so. Le ostetriche hanno aspettato nell’altra stanza, discretamente” (Silvia)

I primi istanti di vita rivestono un’enorme importanza per il suo futuro benessere, a livello fisico ed emotivo. Il bambino nato in casa resta fin dall’inizio accanto alla madre. Ciò é molto importante poiché le ore immediatamente successive alla nascita sono fondamentali per la creazione del legame affettivo tra genitori e neonato. 
“La prima persona che ha preso Viola sono stata io, era ancora attaccata al cordone ombelicale che poi mio marito ha tagliato…” (Stefania) 

La partoriente trovandosi nell’ambiente protetto della propria casa, favorisce il "bonding", termine inglese per definire lo stretto legame che si instaura fin dal momento della nascita fra madre e bambino.
Partorire a casa è sicuro? Esistono alcune condizioni necessarie per il parto in casa. L’abitazione deve essere facilmente raggiungibile, provvista di collegamento telefonico, adeguata dal punto di vista igienico, distante dall’ospedale in cui effettuare un eventuale trasferimento non più di 20 - 30 minuti. I criteri di selezione per l’assistenza a domicilio rispondono ad esperienze internazionali secondo cui è prevista la sola assistenza a casa di parti a basso rischio e con gravidanza fisiologica (cioè senza patologie). A tal fine, alla trentasettesima settimana di gravidanza viene valutato il rischio ostetrico, cioè tutto quanto possa comportare complicanze per la madre e il bambino: sono escluse le donne con gravidanze ad "alto rischio" e che soffrono di malattie croniche. In assenza di malattie della madre e del bambino a 37 settimane di gravidanza viene redatto dall’ostetrica che assisterà il parto, il “certificato di idoneità al parto” e firmata con la coppia la “richiesta informata”.
“…Il contratto: momento sconosciuto nei rapporti tra servizi pubblici e utenti (o meglio clienti), è stata per noi una piacevole sorpresa. L’abbiamo colto come un indicatore di qualità del servizio, che non tende a riprodurre modalità, rapporti, dinamiche classiche del lavoro in ospedale (anche nei reparti di ostetricia), dove l’attenzione è posta sull’evento parto come momento altamente sanitarizzato, dove la donna è una paziente, il compagno un osservatore. La relazione con voi è stata un rapporto professionale tra adulti, dove erano chiari i ruoli, i limiti, le responsabilità di ognuno, senza deleghe in bianco, senza privarci del diritto/dovere di scegliere cosa era meglio per noi e per il nostro futuro bambino. …,ci avete aiutato a non affidarci a voi, ma stimolati a ricercare quelle risorse che pur avevamo ma che non sempre eravamo in grado di riconoscere… . Il contratto è stato vissuto da noi anche come rito di chiusura di una fase ( la gravidanza ) e “passaggio” alla fase del parto” (Emanuela) 

Oggi il parto in casa è sicuro perché il tasso di selezione in gravidanza è così elevato da rendere necessario programmare il parto a domicilio solo per quelle gravidanze a termine - definite fisiologiche - con potenziale rischio per il travaglio di parto, pari all’imponderabile non riducibile neanche in ambiente ospedaliero. La selezione ad hoc è possibile da parte dell’ostetrica perché partorire in casa include un percorso di conoscenza che precede il parto e comincia già in gravidanza; la continuità e la personalizzazione dell’assistenza clinica e la conoscenza globale di mamma e bambino permettono di rilevare precocemente in ogni fase del travaglio i segni che si discostano dalla fisiologia, prima che diventino sintomi, in modo tale da poter programmare un eventuale trasferimento ospedaliero in una fase precoce e in sicurezza, al fine di contenere la morbilità materna e neonatale. Durante il puerperio la continuità relazionale con il bambino che sta sempre accanto alla mamma, permette di promuovere l’allattamento al seno e il consolidarsi della relazione madre - bambino. Una donna che partorisce a casa può allattare il proprio bimbo quando e come vuole, senza dover rispettare orari e regole imposte dalla struttura sanitaria.
“…L’accompagnamento: aspetto forte e caratterizzante del servizio …è stato il percorso di accompagnamento nel corso dei mesi. …Questo ci ha fatto sentire sicuri, il vostro esplicitare fin dall’inizio che l’obiettivo ultimo non era partorire a casa, ma fare un bel parto per noi e per Gioele, la dove l’evolversi della gravidanza, il destino e nostro figlio, avrebbe scelto…” (Emanuela P.)

Quali operatori nel parto a casa. Nel corso dei secoli le "levatrici" hanno acquisito una cultura per accompagnare e sorvegliare la donna nel suo divenire madre, passaggio che si concretizza nel travaglio ed è caratterizzato dal dolore (simbologicamente questo ci riporta al concetto di rito). La levatrice sa come accompagnare la madre nel dolore perché rispetta i tempi e ritmi naturali del travaglio. La sorveglianza e uno strumento che la levatrice ha arricchito col tempo grazie alle nuove conoscenze scientifiche. Attualmente le levatrici, oggi ostetriche, sono - grazie a una moderna preparazione sanitaria - le persone più adatte ad assistere un parto normale e fisiologico, sia in casa che in ospedale, in quanto dispongono di una formazione professionale centrata sulla sorveglianza che consiste nella capacità di lavorare in un ambito di prevenzione e promozione della salute. La continuità dell’assistenza oggi fornisce alle ostetriche, come un tempo alle levatrici, quelle informazioni necessarie che permettono un precoce e tempestivo intervento quando si presenta un rischio.
“…Gli incontri durante la gravidanza, oltre che a constatare il suo normale svolgimento, mi sono serviti per riuscire a instaurare un rapporto di fiducia e di confidenza……, non so il perché, ma ero convinta che l’ostetrica “mi servisse” solo per far nascere il bambino e che non implicasse un coinvolgimento emotivo…” (Laura)

Il parto a domicilio è un’alternativa possibile e sicura per la donna, per la coppia che vuole vivere l’esperienza del parto nell’intimità e nella sicurezza della propria casa. Il parto è un evento naturale, biologicamente previsto, un’esperienza di vita intensa e profonda. Gli antropologi sostengono che non esiste alcun metodo universalmente riconosciuto come “il migliore” per partorire, e che la maternità è un’istituzione propria e caratteristica di ogni popolazione; ma mettere al mondo un bambino è diventato, oggi, un evento così complesso che solo poche donne hanno la possibilità di affrontarlo semplicemente come un fatto naturale. E’ importante scegliere se si vuole considerare il parto e la nascita un processo fondamentale e potenzialmente fisiologico, naturale, oppure un processo patologico, pieno di insidie e rischi sconosciuti. Nessuna forma di umanizzazione dell’ospedale, potrà mai sostituire il calore e l’intimità del proprio ambiente domestico. Ogni anno centinaia di donne in Italia partoriscono in casa il proprio bambino con serenità e sicurezza. La nascita in casa è un desiderio possibile e realizzabile. La nascita è il primo incontro con il tuo bambino: il suo sguardo, le carezze, il primo abbraccio sono momenti indimenticabili da vivere nell’intimità e nella libertà della tua casa. Avrai sempre accanto il tuo compagno e il tuo bambino e sarai circondata solo dalle persone che hai scelto e di cui hai fiducia.
Dobbiamo educarci a prendere decisioni. Dobbiamo valutare i fatti, le alternative possibili, le conseguenze probabili a breve e a lungo termine e gli effetti delle nostre azioni. Dobbiamo essere capaci di porci in diversi punti di vista e di avvalerci di tutte le informazioni che gli esperti possono darci. Ma sta a noi prendere decisioni sulla nostra salute, sul modo in cui diventiamo vecchi e moriamo. Delegare queste scelte solo perché gli esperti "ne sanno di più" é delegare la responsabilità della nostra vita… (Sheila Kitzinger)
                                       a cura di Ostetrica Marina Lisa, Ostetrica Monica Molinar Min.

Si ringrazia per la collaborazione LUMEN, Il Giornale della Natura


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