Shopping       Add to Google

Home

 
Fai di Beltade.it la tua Home Page
Aggiungi Beltade.it ai Preferiti

powered byGoogle

Web

Beltade

martedì 21 maggio 2019
   ARCHIVIO CATEGORIE


   SPOT

Tipicoshop.it prodotti tipici regionali al giusto prezzo
   LE ALTRE NEWS

Wellness the best: Premium Spa Resort Hotels presenta il lusso!

Secondo appuntamento con L’india. Maurizio Doro racconta la prima parte del viaggio..

Stampa!

Un gruppo di 8 Naturaider temerari provenienti da diverse parti d’Italia è partito domenica 13 agosto da Milano Malpensa verso l’India del nord, nella zona Himalayana.
L’India del Dalai Lama è la nuova meta da scoprire in bici, a piedi e in jeep, nei suoi paesaggi di alta quota tra monasteri buddisti e alte cime.
La filosofia NATURAID, che da anche il nome all’associazione creata da Maurizio Doro, promuove lo SLOW TRAVEL, il nuovo modo di viaggiare lento in modo curioso e rilassato. In questi viaggi si incontrano ambienti sconosciuti e piccoli villaggi sperduti sulle piste di queste selvagge montagne e si vive a stretto contatto con le popolazioni.

Il gruppo per quest’avventura ha deciso di esplorare la Spiti Valley ancora sconosciuta al turismo.
Una valle ricca di spiritualità e misticismo, non a caso, è la residenza estiva del Dalai Lama, il capo spirituale della religione Buddista. Solo negli ultimi anni è stato concesso l’accesso al pubblico e questo fa di Spiti Valley un paradiso ancora da scoprire. Tra i pochi turisti che ne hanno sentito parlare, c’è anche Maurizio Doro, famoso biker ed esperto viaggiatore, con esperienza decennale nel campo dell’avventura, che è pronto per accompagnare un nuovo gruppo.

Questa è una spedizione importante e una nuova esplorazione, il percorso non è noto e conosciuto neppure alla maggior parte delle guide locali, perciò le distanze chilometriche e la natura del terreno potrà non essere esattamente quella studiata sulla carta. Il gruppo pedalerà per circa 800 km, in 9000 m di dislivello, a quote che supereranno i 4500 m.
Sarà un viaggio impegnativo e molto spartano; sarà necessario grande spirito di adattabilità, nonostante Maurizio abbia organizzato la spedizione nel migliore dei modi. er garantire una maggiore sicurezza e il massimo confort, infatti, la spedizione avrà al seguito una jeep, grandi tende, portatori e cuochi.

Programma dell’esplorazione:

Il viaggio in India si svilupperà in 19 giorni partendo dalla capitale Delhi e subito sarà avventura: 17 ore di autobus per raggiungere il caotico paese di Manali, ingresso alle valli gemelle Lauaul e Spiti e partenza per molti trekking verso le alte montagne.
Inizierà da questo villaggio, situato a 2000m di quota, la loro pedalata sino a Shimla, in un grande giro ad anello, passando per villaggi molto spettacolari e antichi al confine con il Tibet.
Il gruppo visiterà anche vecchi monasteri buddisti accompagnati dai monaci, per poi attraversare caratteristici e splendidi luoghi che contraddistinguono la Spiti Valley, in particolare la loro essenza buddista. Incontreranno zone rurali dove il turismo è poco conosciuto e non ci sono strutture, quindi durante il viaggio dormiranno prevalentemente in tenda. Sicuramente sarà una occasione per vivere una esperienza indimenticabile ricca di soddisfazioni e imprevisti.


Aggiornamenti di bordo

Continua alla scoperta di paesaggi mozzafiato la spedizione in India di Maurizio Doro, che accompagna un gruppo di biker lungo la Spiti Valley.
Il gruppo ha già percorso 250 Km, con 4500 mt di dislivello e ha raggiunto quote che toccano i 4300mt.
Ora si trovano al confine con il Tibet, dopo aver attraversato incantevoli zone desertiche, aspre ma affascinanti montagne e dopo aver visitato piccoli villaggi e isolati monasteri.
Un componente del gruppo, purtroppo, ha avuto qualche problema fisico dovuto all’alta quota; problema che si è ben risolto grazie al tempestivo intervento dello staff Naturaid che accompagna Maurizio e il gruppo in questa spedizione indiana.
Ora il biker sta bene e insieme al gruppo sta ripartendo per completare il giro, anche se, dalle ultime notizie, sembra che la strada sia interrotta per frane dovute alla grande pioggia; ma Maurizio ha trovato una soluzione anche a questo problema: si sta organizzando per far giungere dalla parte opposta un’altra jeep, che li aiuterà a trasportare la loro roba, per poi proseguire in bici.


Eccoci tornati per raccontarvi la nostra fantastica avventura!
Il gruppo composto da 8 biker con la passione dei viaggi estremi è tornato a casa nel mondo “moderno” fatto di tante “comodità”.
“Qualcuno ci chiede: stanchi? Sì ma non lo ricordiamo, ci ricordiamo solamente tanti momenti, piccoli sogni che si sono realizzati dentro un grande sogno che è la vita”.
"Ma chi ve lo fa fare?" E a noi viene da ridere, così rispondiamo: "Noi! Siamo noi che decidiamo di voler vedere questo mondo nei suoi aspetti più veri, anche se a volte molto crudi che ti stringono la gola, come l’arrivo nella gigantesca, colorita, assordante, affascinante, pazzesca Dehli, che ci ha mostrato la realtà cruda dei suoi abitanti più poveri e moribondi che convivono con nuovi ricchi. Abbiamo mangiato nei piccoli locali e camminato per piccole e povere viuzze della città vecchia, dove la gente operosa si ingegna e lavora per tutta la giornata come piccole migliaia di formichine sempre in movimento.
A Delhi siamo arrivati alle 3 di mattina con un volo passando per l’austero aeroporto di Mosca.
Ad attenderci, oltre alle nostre jeep abbiamo trovato anche un caldo umido e soffocante che marcava di sudore i nostri goffi movimenti di persone assonnate, mentre trascinavamo gli scatoloni delle bici nel piazzale all’uscita dell’aeroporto.

E’ notte fonda e percorriamo circa 40 minuti di strade trafficate solo da numerosi taxi e piccoli sgangherati risciò a motore (i tuc tuc). Una sosta per recuperare qualche ora di sonno in un albergo della periferia. Il nostro avvicinamento non è ancora terminato, ci aspettano ben 17 ore di autobus.
570 km di strade tortuose e rese ancor più strane dalla guida, che a noi sembra pericolosissima, degli innumerevoli autisti di camion che si superano in continuazione sia sui rettilinei che sui tornanti.
Sono sempre contromano fino allo sfiorarsi all’ultimo secondo, una sorta di rulet russa. Ma tutto ha un senso e questo è un modo di guidare collaudato, sembra tutto organizzato: infatti, gli incidenti sono pochi rispetto alle migliaia di mezzi che si muovono. Siamo tutti svegli e guardare queste situazioni dal grande parabrezza del guidatore che ci è davanti, ci sembra di essere in un cinema mentre guardiamo il grande schermo sgranocchiando ogni tanto qualche cosa. A volte ci dimentichiamo…. ma siamo noi i protagonisti!

Il villaggio di Manali ci aspetta..

Manali, la “Madonna di Campiglio” dell’India, è un villaggio tra i boschi e i meli carichi di frutta.
E’ il nostro punto di partenza.
Oramai ci siamo! Dopo aver testato la gamba e percorso 65 km lungo la sua valle a 2000 m, oramai si legge negli nostri occhi l’impazienza di cominciare la nostra spedizione che prevede di superare il Passo Rothang, di 3990 m. Da Manali dobbiamo percorrere 51 km di salita continua, che decidiamo di fare in 2 giorni, montando così il primo campo a quota 3300 dopo 35 km.
Nicoletta non parte con noi, ma ci raggiunge 2 giorni dopo con un’altra jeep. Ha avuto un leggera congestione e non è in grado di pedalare, così è rimasta in hotel a Manali.

E’ il periodo dei monsoni, un anno anomalo questo.
Le piogge, che solitamente vengono fermate dalle prime alte montagne della catena Himalayana, hanno scavalcato questa barriera e sono arrivate fino a Leh causando grandi disagi e preoccupazioni.
Anche noi veniamo sorpresi il primo giorno da acquazzoni violenti e io e Vittorio, che pedaliamo insieme nel momento di pioggia più violento, cerchiamo riparo sotto una roccia che sembra abbia un tetto sicuro. Non è così: dopo qualche minuto piccole fontanelle ci bersagliano e scorrono sulle nostre giacche e bici.
Io rido nel vedere Vittorio che si protegge come un gufo in una piccola grotta trovata nella parete.
Fortunatamente il mal tempo ci ha sorpreso solamente qualche notte mentre eravamo nelle nostre tende, ma era un piacere essere nella nostra igloo e sentire picchiare le grosse gocce sul telo esterno.

A Gramphu usciamo dalla strada principale, la mitica e classica “Manali-Leh”, una deviazione a destra ci porta a seguire il fiume Chandra che si insinua tra le alte montagne della Lahaul Valley. E’
una bella emozione pedalare e sentire finalmente le nostre ruote artigliate premere sui sassi e sulla terra secca. Qualche volta guadiamo portando la bici in spalla e camminando sui sassi più grossi, facendo attenzione a non barcollare per non cadere e bagnarci; qualche volta siamo in mezzo a giganteschi greggi di pecore che ci avvolgono da ogni parte e quelle arrampicate sui ripidi pendii sopra di noi ci fanno cadere sassi addosso. Giorno dopo giorno ci guadagnammo km e km su questa pista sterrata che sembra fare una gara alla pari con il fiume 2/300 m sotto. Stesse curve, stesse montagne, stesso ambiente arido, stessa atmosfera selvaggia!
La danza di questi due serpenti lunghissimi, che ci accompagna per diversi giorni, ci porta a visitare piccoli villaggi e luoghi molto suggestivi, dal sapore antico.
Il tempo è buono e il sole a 4000 m ci scotta la pelle e le labbra, ma le creme che ci spalmiamo per proteggerci si consumano velocemente tanto che quando arriviamo al campo qualche parte del nostro corpo è rossa e brucia.

I campi tendati erano sempre in luoghi aperti e vicino al fiume che lasciavamo al mattino. Dopo un’abbondante colazione il rito era riavvolgere il materassino, rimettere il sacco a pelo e il nostro materiale nelle grandi sacche per poi sistemarlo sulla jeep “ammiraglia” e ritrovarlo poi al campo successivo.
Smontare le nostre tende era un piacere che ci portava via un pò di tempo, ma avevamo fretta? Per fare cosa? Quale era l’appuntamento?
Fare il viandante-viaggiatore-esploratore-fotografo-…vivere? E allora? Ognuno di noi prendeva il giusto tempo e preparava il “cavallo” per la giornata.

La Spiti Valley è oltre la grande porta in muratura che è sulla strada. La porta colorata, con disegni e grandi scritte tibetane, fa da cornice al piccolo villaggio di Losar. Tipico villaggio buddista con case di sassi dai tetti piatti carichi di sterpaglie, rami e sterco. Lo sterco è anche l’indispensabile combustibile che verrà utilizzato in inverno per alimentare le piccole stufe al centro delle abitazioni dove le famiglie concludono il quotidiano ogni sera nella penombra di una fiocca luce. E questa situazione si ripete lentamente da centinaia di anni.
Qui ci sono anche dei militari………..
 


SPOT

 | Contacts | Credits | Info | Dicono di Noi | Pubblicità | Disclaimer | Comunicati Stampa | Newsletter |

Tutto il materiale presente in questo sito è Copyright 2000-2007 Info4U s.r.l.. È vietata la riproduzione anche parziale.
Info4U s.r.l. declina ogni responsabilità per inesattezze dei contenuti e per dati non aggiornati.


8917