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lunedì 16 settembre 2019
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Brevi note sull’architettura tradizionale cinese

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Dagli altopiani del loess (Shaanxi, Henan, Shandong) alle aree della Cina Meridionale (Zhejiang, Jiangsu) e sub-tropicale, sono molti i siti che hanno restituito importanti testimonianze materiali che consentono una, sia pure parziale, ricostruzione dell’architettura cinese nelle sue fasi originarie. Nel neolitico le abitazioni lungo il medio e basso corso del Huanghe (Fiume Giallo) erano scavate nel loess come testimoniano, ad esempio, i resti del sito di Qingliangang (Anhui) appartenente alla cultura neolitica di Yangshao (5000-3000 a.C.) alla quale ci riporta anche il villaggio di Banpo (Shaanxi a nord-ovest di Xìan) dove si registra l’evoluzione dalla dimora seminterrata a quella, di più vani, a livello del suolo con pali lignei utilizzati per sostenere il tetto di forma conica in materiale vegeta le ricoperto di fango dei quali sono stati ritrovati i fori nel terreno.

La più antica cultura neolitica scoperta nell’area del basso corso dello Yangzijiang (Fiume Azzurro) è quella di Hemudu sviluppatasi nel distretto di Yuyao (Zhejiang) 6000-7000 anni fa ca., caratterizzata dal prevalente impiego del legno per la realizzazione di abitazioni sopraelevate su palafitte ganlan, per le quali si è dimostrato l’utilizzo del sistema ad incastro tenone e mortasa. Le tradizioni costruttive delineate consentono di individuare alcune delle caratteristiche che permarranno nell’architettura cinese posteriore, ad esempio l’impiego di pilastri lignei con funzione portante, che libera quindi da questo compito i muri consentendo una maggiore libertà nell’organizzare lo spazio interno, e l’ingresso orientato a sud. Presso la cultura tardo neolitica di Longshan (3000-2000 a.C.) nel sito di Wangyoufang (Henan) è attestato per la prima volta l’uso di mattoni crudi per l’edilizia. Le prime testimonianze di edifici a carattere palaziale, segno di una avvenuta stratificazione sociale, appartengono alla Cultura di Erlitou stratigraficamente posta fra la tarda cultura Longshan e la più antica fase della dinastia Shang (XVI-XI sec.a.C.).

La città di Zhengzhou (Henan), identificata con Ao prima capitale Shang, si rivela il primo esperimento di urbanizzazione pianificata con una planimetria quadrangolare e una cinta di alte mura in terra battuta; ad Anyang, l’ultima capitale Shang, le abitazioni, solitamente a pianta quadrata o rettangolare, erano ordinate in file parallele creando la tipica ripartizione a scacchiera con un asse principale orientata da nord a sud. Dall’una all’altra capitale è possibile rilevare una evoluzione nell’architettura; nella prima le abitazioni comuni sono prevalentemente a pianta rettangolare con il piano di calpestio infossato di circa mezzo metro, ed è ancora poco diffuso l’impiego di terrazzamenti alla base degli edifici, mentre nella seconda aumentano le costruzioni sopraelevate su terrazzamenti in terra battuta. Un utile apporto per ricostruire l’architettura del tempo è dato dai pittogrammi rinvenuti sulle ossa oracolari e sui vasi rituali in bronzo raffiguranti costruzioni. Presso i siti Shang sono state rinvenute condutture in terracotta utilizzate per il drenaggio dell’acqua piovana e basi in bronzo sulle quali erano poste le colonne lignee per proteggerle da facile marcescenza.

Durante la dinastia dei Zhou occidentali (XI-771 a.C.) la terra battuta e i mattoni crudi rimangono i due materiali da costruzione principali, mentre siti quali Fengcun e Keshenzhuang hanno rivelato l’impiego di tegole grigio scuro cotte al forno che avran no ampia diffusione a partire dal periodo Primavera e Autunno (770-476 a.C.). Le tegole, piatte o cilindriche, inizialmente erano poste solo sul colmo e sul cornicione del tetto per prevenire le infiltrazioni. In questo periodo è attestato per la prima volta, secondo quanto è illustrato dai disegni architettonici rinvenuti su vasi in bronzo, l’inserimento di un elemento di raccordo, simile ad un semplice capitello, posto tra la colonna portante e l’architrave che può considerarsi l’antenato del sistema mensolare dougong. Si tratta di quel complesso di mensole in legno, originariamente costituito da due bracci curvi, inserito tra l’apice del piedritto e la trave maestra per meglio distribuire il peso del tetto che, nel tempo, potrà così ampliare la propria superficie accentuando la curvatura degli angoli verso l’alto. Il progressivo aumento delle mensole porterà, all’apice dell’evoluzione del sistema mensolare, alla perdita di una reale funzione portante per privilegiarne l’aspetto puramente decorativo.

Un apporto allo studio dell’architettura del periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.) viene anche dal rinvenimento a Pingshan (Hebei) nella tomba n.1 del complesso sepolcrale del re di Zhongshan, di una lastra in bronzo ageminato con il progetto del l’intero mausoleo, conservatosi solo in parte. Si tratta della più antica rappresentazione in scala, 1/500, rinvenuta in Cina corredata da più di 450 ideogrammi che indicano le misure e i nomi degli ambienti. Durante il periodo che va dagli Stati Combattenti agli Han Occidentali (206 a.C.-24 d.C.) l’uso dei mattoni e il diffondersi di costruzioni in legno a più piani, innalzate utilizzando il sistema mensolare, costituirono la base del grande sviluppo costruttivo che ebbe luogo durante gli Han Orientali (25-220 d.C.).

Sebbene non vi siano testimonianze materiali delle costruzioni lignee Han, le lastre tombali con rappresentazioni architettoniche, le camere funerarie che ripropongono nella pietra gli elementi dell’architettura lignea e i modellini di edifici in terracotta che formavano il corredo funebre, consentono una ricostruzione, sia pure indiretta, delle principali tipologie architettoniche fra le quali si segnalano le torri di guardia a più piani, i granai, le tipiche residenze con cortile interno. Il periodo che va dalla caduta dell’impero Han all’avvento della dinastia Sui (581-618 d.C.) fu segnato da divisioni politiche, guerre civili ed invasioni barbare. Le novità più significative in campo architettonico scaturiscono dalla penetrazione e diffusione del Buddhismo (dal I sec .d.C. in poi) che comportò il sorgere di un gran numero di templi, pagode e complessi monastici rupestri (Fig. 1).

Fig. 1: Complesso monastico buddista di tipo rupestre

Nell’architettura buddhista cinese i templi, realizzati ad imitazione dei palazzi nobiliari mantengono le caratteristiche delle residenze secolari, mentre le pagode, derivazione dello stupa indiano, trovano nelle torri di guardia Han il loro principale modello di riferimento. Durante i Jin (265-420 d.C.) e le Dinastie del Nord e del Sud (386-581 d.C.) si accelera il processo che porterà alla definizione di una nuova architettura, sintesi di apporti stranieri e locali. La dinastia dei Tang (618-907) continuò ad usufruire sia della capitale che dei palazzi costruiti dai Sui, facendo della loro capitale, ribattezzata Chang’an, una delle città più grandi e popolate dell’epoca. Le più importanti testimonianze, ancora visibili, dell’architettura di questo periodo sono la grande e la piccola pagoda dell’Oca Selvatica, Dayanta e Xiaoyanta, a Xìan, entrambe in mattoni e a pianta quadrata, e il Padiglione Principale in legno del Fokuangsu sul monte Wutai (Fig. 2).

Fig. 2: Piccala pagoda dell’Oca Selvatica

Residenze, palazzi imperiali e pagode lignee sono per lo più andati perduti ed i pochi edifici che rimangono esemplificano una delle caratteristiche principali dell’architettura lignea incentrata sull’utilizzo del jian, il vano, la fondamentale unità di organizzazione spaziale che può espandersi o ripetersi per formare costruzioni separate. Il jian coincide con lo spazio definito da quattro colonne sul quale si imposta il Tian, il padiglione che costituisce l’unità base dell’architettura cinese conferendole la caratteristica struttura modulare che, grazie alla standardizzazione delle misure di ogni suo componente, consente la precoce applicazione dei metodi della prefabbricazione. Il periodo che va dalla fine dei Tang all’affermazione dei Song Settentrionali (960-1127 d.C.) fu un’epoca molto importante per l’evoluzione dell’architettura. Alcuni fattori, quali lo spostamento dell’epicentro culturale da nord a sud a causa delle invasioni “barbariche” e i contatti con i mercanti stranieri, promossero lo sviluppo di un’architettura tradizionale ricca di elementi locali ed influssi esterni che raggiungerà la piena fioritura all’epoca dei Song Meridionali (1127-1279) che stabilirono la loro capitale ad Hangzhou. I Qitan, dinastia di origine nomade, regnarono con il nome di Liao (916-1125) nel nord della Cina dove hanno lasciato numerosi esempi della loro architettura che testimoniano della predilezione per costruzioni orientate ad est, anziché a sud, e pagode in mattoni a pianta ottagonale con ricche mensolature e nicchie decorate con animali e divinità a rilievo.

Le pagode della Cina meridionale, che maggiormente risentirono del l’influsso dei Song, si distinguono per una maggiore semplicità. Del periodo Song non restano abitazioni, ma grazie al manuale sulle norme per la costruzione, Yingzao Fashi, commissionato dall’imperatore Zhezong nel 1097 e completato nel 1100, è possibile conoscerne caratteristiche e tecniche impiegate.

Sappiamo, ad esempio, che gli edifici pubblici si dividevano in otto categorie e quelli di prima classe avevano da dieci a dodici colonne lungo l’asse est ovest. Il sistema mensolare prevede mensole ben distanziate e bracci. Con la dinastia mongola degli Yuan (1279-1368) si registrano principalmente innovazioni nell’ambito dell’architettura religiosa con l’avvento di modelli ispirati alle costruzioni del buddhismo lamaista tibetano che godeva della protezione imperiale.Esempio sono la costruzione dei chorten (stupa) in stile tibetano, a tale proposito si veda lo Stupa Bianco (Fig. 3) Baitasi, di Beijing, che risale al 1272 (in epoca Liao già esisteva sul posto uno stupa reliquario) presenta la base costituita da una parte cubica modulata da cornici a profilo spezzato, la cuspide massiccia a 13 anelli con ampio “ombrello”.

Fig. 3: Lo Stupa Bianco di Pechino

Un’altra costruzione mongola, sempre a Beijing, è la porta alta 22 metri, elevata da Kubilai Khan, sormontata da una fortificazione in muratura, che rappresenta un’innovazione rispetto ai semplici padiglioni lignei in uso fino ai Song. Lo stile architettonico in auge durante la dinastia dei Ming (1368-1644) rivela un’impostazione lineare, che predilige costruzioni con tetti moderatamente ricurvi e piante regolari dalle rigide simmetrie, fondendo la semplicità degli impianti con la monumentalità dei complessi Tang e la ricchezza coloristica e chiaroscurale tipica dei Song, Liao e Yuan. I Ming stabilirono la loro capitale a Nanjing (Nanchino), ma nel 1420 Yongle il terzo imperatore la spostò a Beijing dove aveva fatto costruire la Città Proibita, fondendo la preesistente città Yuan (città tartara) con il vasto sobborgo più a sud (città cinese). La città proibita Gugong fondata nel 1407 fu la dimora delle ultime due dinastie, i padiglioni oggi rimasti sono per lo più del XVIII sec.

Una costruzione ad imitazione dei chorten tibetani è il Wutaisi, Tempio delle 5 Pagode, di Beijing, rifacimento del tempio indiano della Mahabodhi, edificato nel 1473, costituito da un massiccio parallelepipedo in muratura sormontato da 5 chorten che contengono 5 statue in oro del Buddha. L’architettura lignea di questo periodo mostra un nuovo equilibrio e ritmo all’insegna della simmetria, dovuti all’ampiezza degli intercolumni nella parte centrale della costruzione e alla minore importanza data alla mensolatura tradizionale rispetto all’architrave sottostante riccamente decorato. La mensolatura conserva la forma a grappolo resa con il sovrapporsi di mensole secondarie, che moltiplicano i bracci di appoggio, a quella centrale più bassa sulla quale si concentra la funzione portante, secondo quanto si può ancora oggi vedere nelle tre sale da cerimonia (ricostruite nel 1700 ma che riprendono lo stile Ming) all’interno della Città Proibita allineate lungo l’asse sud nord su alti terrazzamenti a più piani recintati con balaustre di marmo. La dinastia mancese dei Qing (1644-1911) resistette inizialmente a qualsiasi tentativo di sinizzazione che, tuttavia, fu inevitabile in un campo quale quello architettonico per il quale non possedeva una propria tradizione. Non si verificò quindi una vera è propria cesura rispetto allo stile architettonico dei Ming che fu invece rielaborato preferendo strutture nelle quali la monumentalità lasciava il posto ad un gusto piuttosto evidente per la sovrabbondanza decorativa che si esprimeva attraverso pitture, intagli, sculture e mattonelle smaltate dai vivaci colori. Anche i Qing seguirono la dottrina buddhista lamaista è numerose furono le costruzioni fortemente influenzate dalla cultura tibetana. Uno degli esempi più evidente è certamente il complesso di Jehol, (Chengde) residenza estiva voluta dall’imperatore Kangxi (1662-1723) che vi fece costruire un immenso giardino con imponenti palazzi, templi e monasteri, l’imperatore scelse lo stile della Cina centrale per le architetture civili e lo stile tibetano per i templi e per i monasteri.

Il piccolo Potala (Putuozhongshengmiao), che ripropone in scala ridotta il Potala di Lhasa, è il monastero più grande, costruito nel 1767 per celebrare il sessantesimo genetliaco dell’imperatore Qianlong (1736-1796). La pagoda di Behai edificata a Beijing nel 1651 in occasione della visita del quinto Dalai Lama, è un’altra delle realizzazioni in stile tibetano dell’epoca.A Beijing si conserva l’assialità degli impianti Ming, esempio classico è il Tian Tai l’Altare del Cielo, edificato tra il 1406 ed il 1420 per volere di Yongle (1403-1425), il cui aspetto attuale è dovuto ad un restauro del 1754 eseguito durante il regno di Qianlong (1736-1796) (Fig. 4). Nell’impianto centrale è evidente il ricorso alle regole geomantiche del Fengshui applicate ad un edificio che doveva essere il luogo del contatto rituale fra il Cielo e la Terra realizzato attraverso l’Imperatore che vi si recava due volte l’anno. Il padiglione dell’altare circolare con la sua volta interamente costruita attraverso un complicato sistema ad incastro rappresenta la più alta dimostrazione dell’abilità raggiunta dai maestri carpentieri cinesi.

Fig. 4: L’Altare del Cielo di Pechino

A fronte di una tradizione architettonica ufficiale, le cui forme risultano funzionali all’espressione di uno status socio politico definito nell’ambito di un sistema di potere ben strutturato, va sottolineato come l’architettura contadina o regionale, a seconda che si voglia evidenziare l’appartenenza ad un territorio o ad un gruppo, si strutturi essenzialmente come risposta alle molteplici sollecitazioni ambientali ed alle diverse esigenze connesse all’organizzazione sociale, familiare e collettiva. La maggiore libertà espressiva, derivata dalla mancanza di norme codificate e dalla varietà di tradizioni locali, consente di individuare, infatti, una casistica piuttosto ampia di modelli abitativi caratterizzati, anche, da un complesso decorativo che, pur inserito nell’ambito di un contesto semantico, soggetto a più di una interpretazione, non soggiace a regole rigide, ma può sbizzarrirsi in formule variegate, assolutamente originali o derivate, per emulazi one, dai codici dell’architettura canonica. Una delle caratteristiche distintive dell’architettura rurale si individua nell’utilizzazione generalizzata di materiali “poveri”, di facile reperibilità, che spesso mutano, dando il senso della dislocazione territoriale degli insediamenti abitativi, a differenza di quanto avviene nell’architettura ufficiale nella quale la scelta dei materiali, spesso non disponibili in loco, non è data esclusivamente da ragioni di ordine pratico, ma anche simbolico. In conclusione si può quindi affermare come, la tradizione architettonica cinese, frutto di una lunga e costante evoluzione che ha visto protagoniste maestranze anonime, si debba considerare in tutte le sue molteplici espressioni, non solo in quelle ufficiali, che ci restituiscono una realtà molto più complessa e diversificata di quanto non appaia ad un primo approccio.
 

Autore: Carlo Di Stanislao


Letture consigliate
- AAVV: Cina, Touring, Torino, 2001.
- AAVV: Cina: architetture e città. Testo cinese a fronte, Ed. Gangemi, Palermo, 1995.
- Eichhorn W.: La Cina, Ed. Jaca Book, Milano, 1983.
- Gorge R.J.A.: Storia della Cina. La politica, la realtà sociale, la cultura, l’economia dall’antichità ai nostri giorni, Ed. Newton & Compton, Roma, 2002.
- Pirazzoli N.: Storia universale dell’arte. La Cina, Ed. UTET, Torino, 1996.


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