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Musicoterapia: le vibrazioni che guariscono

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Di Lamberto Breccia

"La musica, a livello celebrale, ha il potere di stimolare la produzione di endorfine, quelle sostanze che regolano il benessere, favoriscono il controllo del dolore e ampliano le nostre capacità recettive"
Claes Post

La musica appartiene al reame divino, alle sfere più sottili e sublimi del creato. Secondo gli antichi testi sapienzali il mondo, la vita nascono da un suono, un suono simile ad un soffio, o simile ad un boato...

Musica sacra
I Veda ci parlano dell’elemento sonoro in identità con l’elemento luminoso, suono-luce che via via, in un processo inverso di cristallizzazione, dà origine al mondo dei nomi e delle forme (Rupa).
I testi canonici Taoisti ci narrano di un suono che squarcia il buio, la morte, e dal punto sonoro e luminoso dà vita a tutte le possibili geometrie cosmiche che originano il mondo.
Il suono è la pulsazione, la vibrazione che sottende l’universo, è la tela di fondo che pervade il creato, Nada Brahman secondo gli Indù, e l’Om ne è il simbolo; chi intona l’Om, chi medita sull’Om, diventa Brahman e conosce l’immortalità.

Il mondo materiale è una musica gradatamente consolidatasi, una somma di vibrazioni, le cui frequenze s’allungano nella misura in cui si materializzano. Le più rapide vibrazioni sono quelle musicali. Esse costituiscono il vestibolo del Dio creatore e del punto di quiete immobile (Tao).
Ogni atto quotidiano era considerato un rituale: la cucina, la semina e il raccolto dei frutti della terra, la nascita, la morte di una persona, il momento precedente la battaglia... tutto diveniva cerimonia, purificata e sacralizzata grazie alla vibrazione sonora. La musica, unita alla danza, diveniva allora un "atto magico".

Altro esempio affascinante ci viene dalla tradizione aborigena australiana; tutta l’Australia è ricoperta da un dedalo di sentieri invisibili, che gli europei chiamano Vie dei canti e gli aborigeni "orme degli antenati o Via della Legge". I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel tempo del sogno avevano percorso in lungo e in largo il continente, cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano, uccelli, animali, piante, rocce, pozzi, e con il loro canto avevano fatto esistere il mondo.

Questi pochi frammenti di cosmogonie tradizionali sono sufficienti a mostrare quanto nelle tradizioni arcaiche e Tradizionali il suono assumesse importanza e significato.

Fare riquadro
Il suono, elemento che dà origine alla Vita, potenza creativa e trasformatrice, il suono che rappresenta la Vita stessa. Linguaggio universale e ancestrale, vibrazione che riesce a trascendere la sfera razionale e sensoriale, sino a toccare le corde più sottili dell’essere, le più profonde ed intime.
La musica come elemento magico, la musica che congiunge perché porta a consuonare tutto ciò che fa vibrare, e siccome tutto l’universo è un organismo vibratorio, il suono è capace di connetterci e di armonizzarci con l’universo.
Per l’uomo di oggi, che ha smarrito la capacità profonda di ascoltare, quanto detto può corrispondere a sciocche teorie o a magiche superstizioni, ma in realtà oggi anche la scienza concepisce l’universo come un organismo vibratorio, in cui tutto è in una profonda correlazione armonica.
Il suono creatore di mondi e di vita, potenza capace di trasformare; il canto, eseguito con la giusta voce, può persino piegare la volontà degli dei, spiega la Chandogya Upanisad. Il suono elemento divino capace quindi di sciogliere e concentrare, di distruggere ma anche di creare e guarire.
Nell’antica Grecia, il dio Apollo era la divinità della musica e della medicina. Esistevano templi di guarigione che usavano la musica come forza principale per armonizzare corpo e spirito.
Lo stesso Platone, nel secondo libro della Repubblica, afferma che la migliore educazione per il corpo è la ginnastica e per l’anima è la musica.

Musica e guarigione nelle tribù
Il musico era lo sciamano, il guaritore, che si faceva centro di risonanza per captare e trasmettere, attraverso il suono, la vibrazione primordiale, il principio o l’intelligenza pura. Grazie al suono e al ritmo riusciva a "convibrare" e ad armonizzarsi con il mondo. La capacità di armonizzarsi significava la capacità di riportare l’equilibrio e, quindi, anche la guarigione.
Pensiamo agli sciamani dell’America del Nord, che con il canto e la danza inducevano stati di coscienza capaci di far risuonare le corde più profonde dell’animo umano, quello che per le psicologie umanistiche oggi è il Sé, il Cuore il centro dell’essere. Il contatto con il sé era capace di risanare e di curare.
Il presupposto era una visione totalmente olistica dell’uomo, l’uomo come un’unità imprescindibile di corpo, mente e anima, l’uomo come parte integrante tra il cielo e la terra.

Possiamo tranquillamente affermare che l’uso "terapeutico" della musica ha origine nella notte dei tempi, agli albori della storia dell’uomo. E se l’uso terapeutico della musica, nel corso dei millenni, è sicuramente cambiato molto, nel profondo il significato è rimasto più o meno lo stesso. La musica, in quanto linguaggio pre-verbale, è intimamente connessa, collegata con le parti più "primitive" dell’animo umano e, oggi come un tempo, ha il potere di contattarle, modellarle e trasformarle.
Gli elementi usati nella scienza del suono sono sempre gli stessi: il proprio corpo, il ritmo, il movimento, la musica e la capacità di maturare quell’ascolto profondo che ha come presupposto la conoscenza di Sè.

Come diventare musicoterapeuta
Oggi la musicoterapia, perlomeno quella "ufficiale", si divide essenzialmente in due linee di pensiero, che rientrano nelle terapie psicanalitiche rifacentesi alle teorie di Rolando Benenzon in Argentina e Edith Lecourt in Francia; i musicisti, nella maggior parte, si avvicinano alla terapia includendo nei loro studi elementi di psicologia e di pedagogia musicale avendo come punto di riferimento le esperienze di Juliette Alvin in Gran Bretagna, di Paul Nordoff e Clive Robbins negli Stati Uniti e, più recentemente, di Giulia Cremaschi Trovesi e Mauro Scardovelli in Italia. E, probabilmente, una delle vie più efficaci ed affascinanti è quella che sta cercando di integrare presupposti che si rifanno alle scuole di pensiero umanistiche, tra cui la bioenergetica, la corenergetica, la PNL umanistica integrata, o alle psicologie transpersonali, dove finalmente vengono utilizzati in maniera sempre più evidente valori e tecniche delle psicologie asiatiche (Yoga Vedanta, Buddismo). Da un punto di vista operativo, in questo contesto ci si serve del complesso mondo dei suoni quale strumento per contattare il mondo interiore dell’"altro", che viene portato a scoprire le proprie potenzialità e quindi a poter operare i cambiamenti necessari.

IL ruolo del musicoterapeuta
Il sogetto è parte attiva della terapia; il musicoterapeuta è il facilitatore del processo di crescita.
La musica è linguaggio sonoro duttile che si sviluppa attimo dopo attimo sulla base dell’osservazione attenta e continua di ogni singolo individuo che, a sua volta, vive l’esperienza ad un tale livello emozionale da essere in grado di trasferirla nella dimensione quotidiana.
I principi base di questa linea di pensiero sono: improvvisazione clinica; uso del pianoforte e di strumenti musicali a corde, a percussione e a fiato; dialogo sonoro, espressione corporea, danza, meditazione; visione dell’uomo secondo la concezione della psicologia umanistico-esistenziale.

Il setting musicoterapico diventa luogo simbolico dove l’incontro è l’incontro tra due o più cuori, dove l’apertura e l’ascolto profondo sono i presupposti principali.
Tutto l’essere viene coinvolto; il corpo-mente diviene strumento vibrante che, senza correre il rischio di essere giudicato, mette in atto il suo modo di essere, le sue ombre e le sue luci sino a riconoscerle e ad integrarle.
Il linguaggio sonoro diventa catartico e liberatorio; in quanto veicolo relazionale e comunicativo, il terapeuta si fa specchio accogliente che fa da base sicura creando quel clima di totale non giudizio e calda comprensione in cui "la persona" si apre e nell’apertura "si comprende".
Non è la mente raziocinante che opera, ma l’inconscio che, grazie alla musica, può accedere a quelle sfere transpersonali, sfere del Sé superiore, capaci di integrare e di risanare.

Insomma, i mezzi per utilizzare il suono possono essere molti, da quelli più tradizionali usati nelle Vie mistiche orientali, a quelli più specificamente "occidentali", ma il presupposto per una vera trasformazione passa in ogni caso e inevitabilmente attraverso la capacità e la volontà di guardarsi dentro e di ascoltarsi in profondità.
E il suono diventa "magico strumento e fine privilegiato".

Buon ascolto a tutti.


Un grazie per la collaborazione a LUMEN, Il Giornale della Natura


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