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Medicine Naturali nei disturbi menopausali

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Menopausa deriva dalla parola greca pauein, che significa terminare, proprio ad indicare la fine della funzione riproduttiva e, in alcuni casi, purtroppo anche la fine del buonumore. Con l’ultima mestruazione (che, per definizione, segna il principio della menopausa) la donna, infatti, avverte numerosi cambiamenti fisici e psicologici che possono minacciare la sua stabilità emotiva aumentando il rischio di depressione.

 

Tra le alterazioni fisiche, quella di maggior incidenza sull’umore è sicuramente il calo del livello di estrogeni (gli ormoni femminili necessari per la maturazione dell’uovo), dando luogo al “climaterio”, cioè la modificazione del “clima” ormonale e, quindi, ad una serie di sintomi fisici e psichici variabili da donna a donna secondo l’età, le modalità di insorgenza, la vita sociale, ecc. In particolare, è stato dimostrato che il deficit estrogenico è in grado di ridurre i livelli di triptofano: il precursore della serotonina, neuro-trasmettitore che interferisce positivamente sul tono dell’umore. Inoltre, il calo di estrogeni provoca la riduzione di altri neurotrasmettitori ad azione centrale, come i peptidi oppioidi, anch’essi responsabili di un calo di umore. Tutto questo può dare origine alla sintomatologia psichica della donna in post-menopausa, provocando ansia, facile irritabilità, timore di affrontare il futuro, senso di stanchezza, insonnia e, infine, depressione.

 

Oltre alle cause ormonali, però, esistono anche dei fattori sociali che, con l’avanzare dell’età, possono indurre al “malumore”: i figli diventano grandi e indipendenti, escono di casa, si sposano, nascono i primi nipotini, i genitori ormai vecchi muoiono, ecc. L’interazione di entrambi i mutamenti (fisici e psicologici) rendono, quindi, la menopausa e il post-menopausa un periodo della vita difficile da affrontare[1].

 

Va qui precisato cosa debba intendersi per climaterio e per sindrome climaterica. Il climaterio femminile rappresenta il lento e graduale esaurirsi dell’attività riproduttiva. Si distinguono un climaterio pre- e postmenopausale. La causa viene identificata nell’ esaurirsi del patrimonio follicolare ovarico.
Il climaterio premenopausale è caratterizzato frequentemente da disordini funzionali ovarici (cicli anovulatori, fasi luteali brevi, insufficienza del corpo luteo), con iperestrogenismo assoluto o relativo e conseguente patologia endometriale, prevalentemente iperplastica.
L’obesità ed una corticale ovarica spessa determinano, nella postmenopausa, un iperestrogenismo per l’accentuato metabolismo adipocitico degli androgeni ovarici.

 

Il termine climaterio deriva dalla parola greca klimakter (gradino; klimax scala) e sta ad indicare il lento e graduale esaurirsi dell’attività riproduttiva della donna. Purtroppo, questo termine viene usato raramente ed è erroneamente sostituito da quello di menopausa (dal greco menopausis: cessazione del flusso mestruale), con cui invece si indica l’ultima mestruazione. Ciò genera una gran confusione alla quale concorrono anche Società Scientifiche nazionali ed internazionali che usano, impropriamente, il termine "menopausa" invece che quello di "climaterio". Proprio al I Congresso Internazionale sulla Menopausa, il climaterio è stato definito come "quella fase della vita che segna il passaggio tra l’età riproduttiva e quella non riproduttiva".
Come conseguenza di questa impropria denominazione, si è coniato il termine di andropausa, come sinonimo maschile di menopausa, senza considerare il significato etimologico della parola andropausa (dal greco andros-pausis: cessazione dell’uomo).
Il termine climaterio invece può essere utilizzato per ambedue i sessi, nel sopradetto significato di involuzione graduale delle attività riproduttive. D’altra parte, la Società Internazionale della Menopausa ha, come compito istituzionale, lo studio del climaterio maschile e femminile. Ancora più incredibile è la terminologia usata dagli Autori anglosassoni: Varin e Bachelot, dividono in 3 le tappe della menopausa[2]:
a) premenopausa: dalla pubertà (sic!) alla perimenopausa;
b) perimenopausa: dall’inizio delle irregolarità mestruali ad un anno dopo la menopausa;
c) postmenopausa: dalla amenorrea definitiva in poi, senza limite.
Purtroppo ancora vi è molta confusione. Non si vuol dar retta a Giustiniano: "Nomina sunt conseguentia rerum".

 

Critodemo, astrologo del periodo ellenistico (II sec. a.C.), nell’opera "Orasis" (Visione), espone una teoria secondo la quale, nella vita umana, si alternano fasi, dette climateriche, che si realizzano ad intervalli di 7 anni e che sono caratterizzate da brusche variazioni biologiche. Possiamo distinguere un climaterio premenopausale ed uno postmenopausale.
Il climaterio premenopausale ha inizio intorno ai 40 anni ed è caratterizzato frequentemente da periodi di amenorrea, alternati a menometrorragie, dovuti a cicli anovulari, a fasi luteali brevi, ad insufficienza del corpo luteo. Può durare da 1 a 10 anni e finisce al momento dell’ultimo flusso mestruale che, nei Paesi sviluppati, si colloca intorno al cinquantesimo anno di età. Il dosaggio delle gonadotropine, che aumentano dopo la menopausa, ci consente di porre facilmente diagnosi differenziale con le amenorree transitorie del climaterio premenopausale.
Ovviamente, il momento della menopausa si può determinare solo con metodo retroattivo. Molto più difficile è stabilirne un limite temporale finale, che, da alcuni, è stato fissato all’età di 65 anni.

 

A parte deve essere considerata la menopausa che si instaura prima dei 40 anni (0,9%), che viene definita precoce e di cui spesso l’etiologia sfugge. Di recente, in molti di questi soggetti, è stato dimostrato un mosaicismo X0, con ovale piccole. In ovaie di forma e dimensioni normali, alla biopsia si osserva una spiccata povertà follicolare. Ciò può essere dovuto o ad un congenito scarso patrimonio follicolare o ad una distruzione ad etiologia virale (parotite). A volte, possono essere chiamate in causa resezioni ovariche che, eseguite come trattamento di lesioni ovariche benigne, depauperano sensibilmente il patrimonio ovulare.

Rari sono i casi di menopausa precoce dipendente da ovaio resistente su base autoimmune.

 

Vi è poi il climaterio postmenopausale chirurgico, chimico, attinico. Si è discusso a lungo su quali possano essere le cause prime che determinano il climaterio e quindi la menopausa e, a tale proposito, sono state formulate varie ipotesi. Per alcuni il primum movens della sindrome climaterica è da identificare con l’ipotalamo, analogamente a quanto accade per la pubertà. La maturazione ipotalamica, infatti, determina la pubertà così come non ben definite alterazioni ipotalamiche dovrebbero essere responsabili del climaterio e della menopausa. Una delle cause sarebbe da ricercare in una diminuita sensibilità dell’asse ipotalamo-ipofisario all’azione dell’inibina, con conseguente liberazione incontrollata della secrezione gonadotropinica.

 

La maggior parte degli studiosi, suffragati dai dati morfologici, convengono che è l’esaurirsi progressivo del patrimonio ovulare la vera causa dell’istituirsi della sindrome climaterica.

La donna, al contrario dell’uomo, ha un patrimonio ovulare che si concretizza alla nascita, con una notevole variabilità fra i vari soggetti. Una spiccata riduzione dei follicoli è sufficiente perché si determinino alterazioni autocrine e paracrine con diminuzione di un fattore ovarico inibino-simile, ipersecrezione di FSH e LH e conseguente insensibilità dei residui follicoli primordiali alla stimolazione gonadotropinica.

 

Il climaterio premenopausale presenta almeno due quadri clinici ben definiti. Il primo nel quale l’azione gonadotropinica cronicamente elevata causa la maturazione di numerosi follicoli senza che avvenga la deiscenza, con conseguente formazione di cisti follicolari e produzione di una quantità elevata di estrogeni, non controbilanciata da un’adeguata produzione progestinica (cicli anovulatori), e quindi comparsa di menometrorragie sottese da patologie endometriali (iperplasia ghiandolare semplice, polipoide e adenomatosa, sino all’adenocarcinoma). In questo periodo inoltre l’iperestrogenismo, assoluto o relativo, favorisce l’accrescimento dei fibromiomi uterini. Anche la mammella risponde a questo iperestrogenismo con patologie che variano dalla mastopatia fibroso-cistica al carcinoma.

Nel secondo quadro clinico riscontriamo, invece, un rapido passaggio alla menopausa, senza alcuna particolare sintomatologia emorragica. Già abbiamo detto come sia difficile definire nel tempo il climaterio postmenopausale. Alcuni ne limitano la durata ad un anno dall’ultima mestruazione, altri a 6 mesi ed altri ancora, ne prolungano la durata sino all’età di 65 anni. Si tratta comunque di delimitazioni arbitrarie.

 

Il quadro clinico della postmenopausa, riguardo l’apparato genitale, è rappresentato da un’atrofia che colpisce specialmente vulva e vagina. In particolare, è l’epitelio vaginale a risentire maggiormente di questa situazione. Esso è costituito da poche assise cellulari che, sfaldandosi, lasciano a nudo il derma sottostante; ne consegue una frequente flogosi: la cosiddetta vaginite distrofica. In alcuni casi, peraltro, tali lesioni regressive sono meno spiccate o, addirittura, assenti. L’utero riacquista i rapporti che aveva prima della pubertà, con prevalenza del collo sul corpo. Per quanto riguarda l’endometrio, si osservano più frequentemente quadri di atrofia semplice o cistica, ma possono presentarsi quadri di iperplasia ghiandolare di gravità variabile sino all’adenocarcinoma. La grande prevalenza dell’adenocarcinoma dell’endometrio in postmenopausa, ci ha indotto, da molti anni, ad indagare sui rapporti ovaro-endometriali di questo periodo della vita della donna. Le ovaie, dopo la menopausa, non sempre perdono completamente la loro funzione steroidogenetica, ma, con una certa frequenza, la corticale continua a produrre androstenedione (A) e deidroepiandrosterone (DHEAS). Alcuni Autori (Bremond 1982), nei casi di adenocarcinoma dell’endometrio, hanno trovato, nel sangue prelevato dalle vene emulgenti ovariche, concentrazioni di A e DHEAS fino a 3,5 volte superiori a quelle del sangue periferico degli stessi soggetti. Questi dati sono in contrasto con l’affermazione che gli androgeni postmenopausali siano di origine esclusivamente surrenalica. D’altra parte non si riscontrano adenocarcinomi dell’endometrio tipici in soggetti castrati, né, di tali casi, abbiamo trovato riferimenti in letteratura[3]. Un altro fattore che interferisce in modo evidente con la condizione del climaterio postmenopausale è l’obesità[4].

 

Numerose ricerche anche molto ben strutturate dimostrano che varie Medicine Naturali, e soprattutto fitoterapia, agopuntura e omeopatia, possono essere utili nella sindrome climaterica[5]. L’agopuntura è molto attiva su vampate di calore, depressione e insonnia[6]. La tipica manifestazione della menopausa è la vampata di calore, che consiste in una sensazione improvvisa e imprevedibile d’intenso calore al viso, al collo e al petto; di solito dura pochi minuti, ma può ripetersi più volte nel corso della stessa giornata. Spesso le vampate sono accompagnate da episodi di sudorazione e talvolta di palpitazione e mal di testa. Vampate e sudorazioni, soprattutto notturne, portano spesso all’insonnia. La menopausa provoca modificazioni a carico dell’uretra (condotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno) e della vescica, che possono causare un aumento dello stimolo e della frequenza a urinare, perdite involontarie di urina (incontinenza), infezioni vescicali (cistiti). Anche la vagina subisce modificazioni della sua struttura: si assottiglia e si disidrata provocando prurito e maggiore frequenza di infezioni vaginali (vaginiti). Inoltre è più facile che compaia dolore durante i rapporti sessuali: sia per la perdita di elasticità delle pareti vaginali, sia per la mancata lubrificazione della vagina stessa. Anche in questi casi l’agopuntura si rivela molto significativa ed efficace[7].

 

In fitoterapia molto validi sono gli isoflavoni della soia. Gli isoflavoni di soia sono sostanze estratte dalle proteine della soia, essi presentano una struttura simile agli estrogeni e ne mimano anche le azioni fisiologiche. Lo studio di queste sostanze, e la loro applicazione terapeutica è stato indotto dall’osservazione che le donne asiatiche hanno minori problemi legati alla menopausa. Studiando le differenze dei regimi alimentari delle donne asiatiche con le occidentali si è concluso che nelle donne orientali e in special modo nelle giapponesi, un’alimentazione più ricca di soia, determina un adattamento migliore allo squilibrio ormonale che si crea con la menopausa. Studi comparativi hanno dimostrato che con circa tre mesi di terapia con isoflavoni, si hanno notevoli miglioramenti della sintomatologia, mentre i primi benefici iniziano a manifestarsi dopo un mese. I dosaggi raccomandati variano tra 60 e 80 mg al giorno, tale quantità può essere assunta anche in dosi frazionate. La quantità giornaliera di isoflavoni da assumere può essere sostituita con una integrazione alimentare di circa 60 g di soia o 40 g di proteine di soia. Gli isofalvoni di soia non provocano aumenti ponderali[8]. Gli studi epidemiologici su popolazioni enormi, quali la cinese e la giapponese, che consumano alte dosi di fitoestrogeni, grazie alla loro alimentazione ricca di soia (circa sessanta g. al giorno) hanno dimostrato una marcata riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, di osteoporosi e di cancro, rispetto alle popolazioni occidentali che hanno invece una alimentazione “negativa” per la salute, perché troppo ricca di grassi animali e proteine. Anche il Trifolum pratense, comunque, è molto ricco di isoflavoni ed efficace nella sindrome climaterica.

Molte altre piante sono utili con diversi meccanismi d’azione nei disturbi menopausali: achillea, agnocasto, assenzio, capsella, biancospino, salvia, ecc[9].

 

Nella letteratura omeopatica vengono citati diversi rimedi per attenuare i sintomi della menopausa[10], come ad esempio Lachesis, Amylenum nitrosum, Sepia, Pulsatilla, Graphites, Helonias, Glonoium, Actea racemosa, Sulphur per i sintomi vasomotori, come le vampate di calore, le sudorazioni, le palpitazioni, le cefalee, l’ipertensione. Medicamenti omeopatici adeguati sono a volte di grande utilità nel trattamento e nella prevenzione dell’alterazione metabolica più temuta: l’osteoporosi. Rimedi come il Sulphur, la Calcarea carbonica, la Staphysagria, il Mercurius, la Silicea, associati ad un’adeguata vita igienica, hanno più volte modificato sensibilmente la prospettiva evolutiva del disturbo, con la riprova dei mezzi di laboratorio allopatici[11].

 

Per concludere, inseriamo dei consigli tratti da un testo francese del 1855, scritto da un grande medico contemporaneo di Hahnemann, il dottor G.H.G. Jahr, e intitolato "Trattamento omeopatico delle patologie femminili e dei neonati", in cui con molta saggezza si insegna alle donne come comportarsi in questo periodo della vita, senza ricorrere a farmaci e secondo criteri validi ancor oggi[12]. "...Se non interviene nessuna complicanza importante, non dovremmo prescrivere rimedi per i piccoli disturbi dell’età critica. E’ più importante una dieta semplice e appropriata, che dovrebbe consistere in cibi semplici e nutrienti, evitando quelli stimolanti e focosi. Caffé, tè, spezie forti non sono mai tanto dannosi come in questo periodo. Una vita sedentaria o un esercizio fisico eccessivo sono comunque dannosi... Ogni giorno la paziente dovrebbe fare esercizio fisico moderato all’aria aperta. Si dovrebbe evitare il tempo troppo freddo e ventoso, così come gli appartamenti sovrariscaldati. Il vestiario deve essere adeguato al tempo e alla stagione...".

 

Voglio infine soffermarmi su alcuni rimedi offerti dalla Medicina Cinese sull’aging cutanea menopausale. La cute rappresenta l’organo spia dell’invecchiamento corporeo, anche perché essa è continuamente sotto i nostri occhi. L’invecchiamento della pelle dipende dall’età, dal tipo di pelle, dal tempo di esposizione ai raggi solari e da fattori ormonali[13]. Solo il 30% delle donne in menopausa richiede un intervento medico per disturbi generali[14]. Il 40-60%, invece, richiede un intervento dermocosmetologico[15]. La cute menopausale è una cute con aging intrinseco il cui invecchiamento è accentuato dalla caduta ormonale. I principali fenomeni della cutanei della menopausa riguardano la perdita di collagene (il 30% in 5 anni dalla cessazione delle mestruazioni), le irregolarità nella sintesi di melanina, la perdita di proteoglicani e glicoproteine di struttura, la riduzione del fattore naturale di idratazione[16]. Contro l’invecchiamento in generale, i cinesi di cinquemila anni fa mangiavano testicoli di belve, con le stesse intenzioni con cui i loro discendenti di oggi mangiano la pinna dorsale di pescecane e la polvere di corno di rinoceronte[17]. Non vi sono evidenze scientifiche circa l’azione anti-età della polvere di corno di rinoceronte, mentre ve ne sono sulla cartilagine di squalo. Essa è ricca di glicosaminglicani ed aumenta la sintesi di fibre elastiche; contiene proteine e peptidi immunomodulanti ed è utile in caso di cute sottile, irritabile, soggetta a sensibilizzazione[18]. (Foto 1)

E’ da alcuni anni nota l’azione anti-aging dei fistoestrogeni della soia, alimento ampiamente consumato in Cina, Giappone ed in tutto l’Estremo-Oriente[19]. Essi agiscono con meccanismi sia ormonali che non-ormonali. Si legano ai recettori degli estrogeni innescando tutti i processi cellulari regolati, nello specifico. da questi ormoni.

 

Circa le azioni non-ormonali va detto che:
- Inibiscono la differenziazione e la proliferazione di cellule maligne.
- Impediscono la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) requisito essenziale perché un tumore possa crescere.
- Hanno (isofavoni in testa) anche una attività antiossidante (riducono i radicali liberi), una attività antinfiammatoria e antipertensiva.
 

L’azione antiaging si deve, principalmente, all’efficacia antiossidativa, che protegge le cellule dai danni di specie reattive dell’ossigeno[20]. Tuttavia,a tutt’oggi non esistono formulazioni topiche capaci di veicolare i fitoestrogeni attraverso lo strato corneo e, pertanto, è necessario assumerli per via orale[21]. La dose consigliata è di 100-200 mg/die per periodi di tre mesi[22].

 

Molti alimenti, oltre alla soia, forniscono buone quantità alimentari di fitoestrogeni (riso, mais, grano, olio d’oliva, crucifere, mele, ciliegie, frutti di bosco, crusca, luppolo, semi di sesamo, germogli, fagioli, cavolini di Bruxelles, trifoglio, semi di girasole) che, pertanto, dovranno essere presenti nella dieta di donne con aging menopausale[23]. Va qui ricordato che l’assorbimento dei fitoestrogeni varia molto da soggetto a soggetto e, anche in una stessa persona. Dal 10% al 30% sono eliminati per via renale, pochissimi dall’intestino. L’assorbimento corretto dipende dalla sana flora batterica intestinale[24][25].

 

Molte piante della tradizione erboristica cinese, per via topica, hanno dimostrato un ruolo efficace sulla cute menopausale. La ricerca attuale si è concentrata sull’impiego topico di estratti dai semi di Butyrospermum partii, contente una miscela di sostanze oleose con attività emolliente, restituiva ed antiflogistica[26]. Hanno inoltre dimostrato un evidente ruolo cosmetologico il Gingko biloba, la Salvia melthiorriza e lo Zanthoxyllum alatum, dotati di azione antiradicalica e di normalizzazionre del microcircolo[27]. Efficace sulla sintesi di collagene e, pertanto, sull’attività fibroblastica è il Panax Ginseng (Foto 2), che, tuttavia, per usi protratti, può svolgere azione ipertensivante e favorire sanguinamenti[28][29][30]. Anche per via topica il principio deve essere evitato in donne affette da ipertensione grave (con valori sistolici maggiori di 180 mmHg), o portatrici di ulcera duodenale e che lamentano insonnia tenace. Descritte anche, per uso topico, condizioni di ipercorticismo con bassi livelli di ACTH, cefalea e cardiopalmo[31].

Un principio estratto dalla madreperla, definito Cytonacre SP, si è rivelato dotato di azione estrogeno-simile a livello cutaneo. Il Cytonacre SP è un composto ricco in cristalli di aragonite che contengono elementi analoghi alle citochine che favoriscono il ricambio cellulare cutaneo. L’impiego di un topico allo 0,5% di Cytonacre determina, su donne in menopausa, azioni più vistose di preparati topici vitaminici ed antiradicalici e patch a base di estrogeni, senza gli effetti collaterali descritti per assorbimento sistemico[32].

 

Vari altri aspetti della MTC (agopuntura, massaggio, Qi Gong) sono in grado, secondo la tradizione orientale, di migliore le espressioni cutanee menopausali ed involutive. A parte alcune esperienze in agopuntura, la maggior parte degli studi, soprattutto cinesi, riguarda il Qi Gong che, in corso di aging menopausale, induce riduzione dei radicali acidi e miglioramento del microcircolo[33]. Secondo la nostra esperienza, anche il massaggio tuina può intervenire correggendo la ridotta vascolarizzazione (ingiallimento cutaneo); l’assottigliamento del derma (aspetto atrofico); la riduzione di cellularità dermica con perdita di fibre elastiche (linee fini) e migliorando l’elasticità[34]. Abbiamo anche verifiche capillarscopiche (Foto 3) di tali risultati[35].

 

 

 

A cura di: Carlo Di Stanislao
Indirizzo per chiarimenti
Carlo Di Stanislao
E-mail: dermoaq@libero.it 
 



Bibliografia
1 Flammigni C.: Il grande tabù delle donne. Come affrontare senza timori la menopausa, Ed. Mondatori, Milano, 2005.
2 Bottiglioni F.., De Aloysio D.: Il climaterio femminile: esperienze italiane di un decennio. Atti del III Congresso della Società Italiana per la Menopausa. Bologna, 16-19 novembre 1988, p. 105-113.
3 AAVV: Perimenopausa e terza età: quali terapie? Atti del Congresso nazionale Sigite (Firenze, 28 novembre-1 dicembre 2004, ed. CIC Internazionali, Roma, 2004.
4 Varin C., Bachelot Y.: Encyclopedie Medico-Chirurgicale. 10035 A10-12, Paris 1990.
5 Panozzo M.: Menopausa. La medicina naturale nell’età del cambiamento, Ed. Demetra, Milano, 2004.
6 Di Stanislao C.: Libro Bianco sull’agopuntura e le altre terapie della tradizione estremo-orientale.
7 Di Stanislao C., Mascaretti P., Palermo P.: L’agopuntura in ostetricia e ginecologia, in Argomenti di Medicina. Il dialogo e l’integrazione fra culture e modelli, ed. Fondazione Silone, L’Aquila-Roma, 2005.
8 Di Stanislao C.: Le virtù della soia, http://www.ilcapoluogo.it/content.php?article.478, 2006.
9 Di Stanislao C., Giannelli L., Iommlli O., Lauro G.: Fitoterapia Comparata, Ed. Massa, Napoli, 2001.
10 Paganelli R., Orel C.: Omeopatia per le donne, Ed. Xenia, Milano, 2004.
11 Masci V.: Omeopatia. Tradizione e attualità, Ed. Tecniche Nuove, Milano, 2003.
12 Sankaran R.: Lo spirito dell’omeopatia, Ed. Salus Infirmorum, Padova, 2004.
13 Labrie F., et al: Intracrinology and the skin, Dermatology, 2002, 40(2): 211-215.
14 Genazzani A. R., Gambacciani M.: Menopausa 2001. Atti dell’8° Congresso nazionale della Società italiana della menopausa (Pisa, 14-17 giugno 2001), Ed. CIC, Roma, 2001.
15 Poyner T. F.: Malattie della Pelle. Le più frequenti patologie, Ed. CIC Internazionali, Roma, 2001.
16 Bianchini R.: Invecchiamento cutaneo: come prevenire ed affrontare i problemi legati all’età, http://www.salutedonna.it/invecchiamento%20cutaneo.htm, 2002.
17 Fantini: La longevità, Ed. Ciba Geigy, Milano, 1980
18 Glogau R.G.: Segni estetici e dati anatomici dell’invecchiamento cutaneo, Seminari di Dermatologia, 1997, 6(2): 81-85.
19 Iommelli O.: I fotoestrogeni in menopausa, La Mandorla (www.agopuntura.org), 2002, 22.
20 AAVV: La soja: un prezioso alleato in cucina, www.zerodieta.com, 2002.
21 Proserpio G., Ambreck B., Ceoloni M.: Prontuario di cosmetologia. Chimica, tecnica, legislazione, Ed. Tecniche Nuove, Milano, 2001.
22 Kurtzweil P.: An FDA Guide to Dietary Supplement, US FDA C.S.F , 2001.
23 Campanaro P., De Cristoforo P.: Nutrizione Ed Integrazione, Fogli di Estetica, 2000, Supp 1: 40-45.
24 Cipolla M.: Alimentazione, diete e salute. Quanto, come, quando nutrirsi per vivere bene, Ed. Libreria Hoepli, Milano, 1999.
25 Bologna M., Di Stanislao C., Corradin M. et al.: Dietetica Medica Scientifica e Tradizionale. Curarsi e Prevenire con il cibo, ed. CEA, Milano, 1999.
26 Carbajal D, Molina V, Valdes S, Arruzabala M.L, Mas R, Magraner J.: Anti-inflammatory activity of D-002: an active product isolated from beeswax. Prostaglandins Leukot. Essent. Fatty Acids 1998;59:235-238.
27 Proserpio G.: Fitocosmesi Cinese, Cosmetica, 2001, 4(3): 22-24.
28 Di Stanislao C., Iommelli O., Lauro G.: Il Ginseng: principe della Farmacologia Tradizionale Cinese, www.sia-mtc.it/Pagine Culturali, 2003.
29 Di Stanislao C., Giannelli L., Iommelli O., Lauro G.: Fitoterapia Comparata, Ed. Di Massa, Napoli, 2001.
30 Fiorenzuoli F.: Fitoterapia, Ed. Masson, Padova, 1997.
31 Foster, S. and Yue C. X.: Herbal Emissaries: Bringing Chinese Herbs to the West., Ed. Healing Arts Press, Rochester, 1992.
32 Cytonacre SP. Alternativa cosmetica all’invecchiamento cutaneo postmenopausale, Il Dermochirurgo, 2002, 2: 29-30.
33 De Hui S., Xui Fen R., Wang N.: Mamanuale di Dermatologia in MTC, Ed. Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 1997.
34 Di Stanislao C.: Agopuntura ed MTC in Cosmetologia, Kosmè, 2002, 4: 20-23.
35 Di Stanislao C.: Cute menopausale: possibile ruolo dei fitoestrogeni e di alcune terapie non convenzionali, XVII Congresso SASME, Francavilla (PE), Ottobre 2002.

 


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